
Racconteremo il cibo e il vino a cavallo col quindicesimo Meridiano.
I vini del sole e del vulcano, le barbatelle della Magna Grecia, le navi fenicie che portavano i semi e le colture in giro per il Mediterraneo; le Malvasie delle Isole e della terraferma, il pane dei forni di Castelvetrano, il sale dello Stagnone, il metodo Soleras.
E poi le discussioni dotte con Marco De Bartoli e il Conte Lucio, le stirpi di ghiaccio e di sole dell’Etna, le mani magiche degli artigiani del cibo di Sicilia, i volti bruciati dal sole dei contadini e dei vignaioli.
Ogni bottiglia, ogni vendemmia, ogni raccolto, sono niente di più, e niente di meno, che storie da raccontare.
E le racconteremo.
In un assaggio, quando il vino dal bicchiere stimola i sensi e attiva i recettori, trasformando la chimica della natura in linguaggio; in un piatto, frutto di contaminazioni e sperimentazioni, alchimia di materie prime e identità contadine.
Siamo sommelier, ma anche narratori.
Il vino e l’enogastronomia raccontano vite, sono metafora dell’esistenza e metronomo del nostro rapporto con il tempo che passa.
Per questo siamo qui, accovacciati sul quindicesimo parallelo: perché da quassù si vede il mare e si accarezza il sole, si respira storia e si sente il profumo della terra smossa.
Meridiani, per nascita e per vocazione, come i nostri vini, i nostri oli, il nostro cibo.
Un pezzetto della magnifica cultura del vino e dell’olio che in Francia si studia a scuola e in Italia si nasconde sotto il tappeto; la Sicilia delle mille contraddizioni e patria di vini diversi da nord a sud, da est a ovest, dal mare alla montagna.
Una “scuola siciliana” di federiciana memoria che fisseremo negli occhi e nella mente di chi avrà voglia di leggerla nei nostri taccuini di viaggio, fra un Corso e una degustazione, una visita in cantina e una cena d’autore.
Il nostro pensiero meridiano è, come diceva Camus, il desiderio di riappropriarsi della natura e della bellezza, quella delle piccole grandi cose di tutti i giorni.
Buon viaggio.